perché una nuova Amatrice smart? Amatrice Smart

Santiago Martin Caravaca. È il fondatore di SmartCityBrand e il Presidente dell’associazione Big Data Legal Lab. Inoltre è consulente internazionale in Strategia Smart City per il settore pubblico. Ha diretto il programma Madrid Smart City per le elezioni municipali 2015.  È professore di Smart Cities e Marketing Pubblico nell’ INAP (Istituto Nazionale di Pubblica Amministrazione).

santi-linkedin-5000-300x286Introduzione: Davanti a tragedie come quella di Amatrice si rimane attoniti. All’inizio, ogni parola sembra superflua, vuota e inutile davanti a tanta devastazione e dolore. Poi arriva la fase della riflessione. Parliamo di Amatrice, come simbolo di tutto il territorio colpito dal terremoto. Poter anticipare che cosa succederà nel futuro, da sempre è stato un desiderio dell’uomo. D’altra parte, succede in molti campi che la nostra volontà di previsione non funziona, come nel caso di Amatrice.

Secoli fa le catastrofi naturali erano causate da una rottura della “pax deorum”. Questa era basata sulla credenza che la prosperità di uno stato, le catastrofi naturali e la “aeternitas” di Roma dipendessero non dall’intelligenza o dalla forza dell’essere umano, bensì dalla benevolenza, o meno,  degli dei.

Oggi, dotare di intelligenza (IQ+EQ) un territorio  è dotarlo di strumenti per analizzare, empatizzare, reagire e cercare di predire gli eventi. La parola “smart” indica un processo di cambiamento e di trasformazione digitale inarrestabile, nelle città.  Può Amatrice trasformare le proprie vulnerabilità in punti di forza e potenziare con la tecnologia quelli che già lo sono e fanno parte della sua storia e cultura?  Credo di si; sebbene prima di essere tecnologica, una Smart City ha bisogno di una strategia a lungo termine, una capacità di gestione del cambiamento e, la cosa più importante, un gran consenso. Un consenso che dipende degli esseri umani e no dagli dei. Amatrice Smart Amatrice Smart Smart Amatrice, Amatrice Smart

Credo nell’intelligenza collettiva. Per questo ho chiesto a colleghi con diversi ruoli legati all’innovazione e con “expertise” diverse nell’ ecosistema smart city di provare a riflettere insieme rispondendo alla domanda: Perché un’Amatrice Smart? Ognuno ha voluto offrire uno spunto di riflessione per iniziare a ripensare Amatrice e i territori vicini con gli occhi puntati sul futuro. Grazie a tutti.


Agostino Santoni è dal 2012 l’Amministratore Delegato di Cisco Italia. Ha maturato la sua esperienza manageriale nel settore ICT: in Compaq, in HP, dove ha rivestito ruoli di crescente responsabilità e in SAP Italia, azienda di cui è stato Amministratore Delegato fra il 2009 e il 2012. Nel 2014 Santoni è stato eletto presidente di Assinform. Smart Amatrice, Amatrice Smart

v1_ritratti-agostino-santoni-cisco-copiaProgettare la ricostruzione di un territorio così duramente colpito, può giovarsi molto di una tecnologia messa al servizio della sua identità culturale, economica e sociale. Bisogna capire dove e come essa può essere più utile e farsi strumento di una rinascita e porsi in ascolto delle esigenze delle persone e delle comunità, attraverso la stretta collaborazione con tutti gli attori coinvolti. Ad esempio, la zona di Amatrice è nota in tutto il mondo per le sue eccellenze gastronomiche, frutto di una filiera molto ricca di produzioni agroalimentari; la tradizione, la qualità, il saper fare che caratterizzano questa filiera sono una parte importante del tessuto economico locale e la tecnologia può aiutare a valorizzarle, comunicarle, metterle ancora più al centro del presente e del futuro. C’è poi un ambito molto vasto di riflessione sull’uso delle tecnologie, legato alla ricostruzione della qualità della vita: affiancare alla ricostruzione fisica la creazione di nuovi servizi che offrano più opportunità personali, educative, di lavoro può dare alle comunità locali strumenti nuovi per crescere.


Carlo Ratti: Architetto e ingegnere, Carlo Ratti insegna al MIT di Boston, dove dirige il Senseable City Lab, ed è fondatore dello studio di progettazione e consulenza Carlo Ratti Associati. Smart Amatrice, Amatrice Smart

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L’aspetto interessante delle tecnologie digitali è che sono leggere e non invasive – e possono quindi sovrapporsi come un layer invisibile a qualsiasi contesto urbano: anche un antico centro storico. Non hanno inoltre bisogno di un’infrastruttura specifica, ma lavorano su reti già esistenti. Detto questo, importante è non fare passi falsi “analogici” nella fase di ricostruzione… La progettazione di Amatrice dovrebbe essere fatta innanzitutto coinvolgendo da vicino la cittadinanza, usando tutti i meccanismi partecipativi a nostra disposizione (molti dei quali passano proprio dalla rete).

Va inoltre scongiurato un errore che capita spesso dopo un terremoto. Bisogna distinguere bene tra strutture temporanee e permanenti, accettando il periodo di tende e container come un male inevitabile, e allo stesso tempo evitando che il temporaneo venga gestito in modo troppo definitivo. Il rischio infatti è quello di equivocare l’idea della soluzione transitoria, costruendo strutture ambigue, che alla fine obtorto collo restano per sempre: troppo permanenti per essere temporanee, ma troppo temporanee per essere permanenti.


Renato Galliano: Responsabile smart city città di Milano, Presidente osservatorio del paesaggio “La Ultima Langa”

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Risollevarsi da un evento così tragico richiede coraggio, forza e lungimiranza. Smart Amatrice non significa solo “antisismica” ma può rappresentare un modello per una piccola città di ripensare al proprio futuro in chiave di innovazione, anche tecnologica, con l’obiettivo di valorizzare le sue risorse locali, le sue bellezze, i suoi saperi antichi, la tradizione gastronomica, il paesaggio e la sua comunità. Essere “smart” significa utilizzare le tecnologie al fine di facilitare i cittadini e i turisti a vivere e abitare il territorio difendendolo e valorizzandolo.


Sergio Gambacorta: Membro della European Innovation Partnership on Smart Cities and Communities, esperto di progettualità Smart Cities e Big Data, 12 anni di esperienza  in ICT e Internet Company di fama mondiale. Smart Amatrice, Amatrice Smart

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“ Il sisma che ha colpito il Centro Italia e ha distrutto il Comune di Amatrice, ha scosso profondamente gli animi e sta animando dibattiti e confronti. In questi giorni di cordoglio e solidarietà, l’intero paese si sta attivando per cercare di aiutare le popolazioni impattate a superare questo momento critico e a guardare con fiducia al futuro.

A mio parere un aiuto importante per ripartire potrebbe arrivare dall’utilizzo delle tecnologie digitali seguendo l’approccio multi-disciplinare e cross settoriale che contraddistingue le progettualità Smart Cities. Una rinascita Smart di Amatrice è auspicabile e realizzabile, unendo le forze di amministrazione, cittadini e privati e sfruttando al meglio le potenzialità di tecnologie ormai mature e già implementate in diversi contesti in varie nazioni.

Immagino un piano di lavoro, che possa partire dall’analisi dei dati – sia quelli in possesso delle amministrazioni locali e centrali sia quelli reperibili via web che quelli collezionabili con sensori low cost seguendo il paradigma dell’Internet of Things – al fine di mappare le aree di rischio identificando le criticità sismiche ed idro-geologiche e successivamente, tramite una correlazione con i dati statici e dinamici relativi alla densità di popolazione presente nelle aree,   dare vita ad un piano di ricostruzione che nel ripristinare gli aspetti urbanistici e di mobilità in modo efficiente possa allo stesso tempo minimizzare gli impatti di nuovi cataclismi grazie ad una pianificazione ragionata, a modelli matematici di simulazione e all’utilizzo di progettazione e materiali edili di ultima generazione, studiati per resistere alle pressioni.

Queste tecnologie in aggiunta, oltre a fornire un valido aiuto nella fase di pianificazione e ricostruzione, potrebbero esser utilizzate anche per attivare canali di comunicazione e alert verso la cittadinanza: gli input raccolti dai sensori ed i modelli di monitoraggio del rischio potrebbero – al verificarsi di nuove minacce – esser utilizzati per mandare comunicazioni mirate georeferenziate, veicolate alla cittadinanza tramite applicazioni mobili o sistemi di messaggistica sms tradizionali.

L’ultima riflessione  è legata alla possibilità di far leva sulle tecnologie digitali per incentivare la partecipazione attiva della cittadinanza alla ricostruzione: attivare canali digitali di crowdfunding e crowdsourcing, per consentire a tutta la nazione di fare donazioni o per raccogliere volontari in grado di contribuire alla realizzazione di progetti specifici, potrebbe essere un’ottima via per incanalare al meglio la solidarietà che il Paese sta esprimendo in questi giorni”.


Marco Montanari: è un Software Architect con una grossa esperienza nell’ambito cartografico e di gestione delle informazioni territoriali e GIS per le città. Da qui la passione per la smart city e per il dato storico e quindi la fondazione dell’associazione OpenHistoryMap per la valorizzazione delle mappe storiche finalizzata alla comprensione della modernità attraverso la conoscenza del passato.

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Per Amatrice è un momento terribile, ma come ogni momento di crisi può essere l’occasione per una rifondazione, in questo caso, della città in una forma diversa, che vada a sfruttare le peculiarità di una città antica dall’enorme storia culturale, come tante in Italia, e le valorizzi in un’ottica smart e innovativa. Da un lato la possibilità di reimmaginare il concetto di monitoraggio urbano e la sensoristica della città, dall’altra la possibilità di rivedere le dinamiche della socialità in una città che deve più che mai essere unita in questa fase di ricostruzione. E proprio in quest’ottica è l’occasione per condividere tutte le informazioni sulla città come Open Data, partendo dalle informazioni “classiche” numeriche per arrivare a tutti gli aspetti culturali, che più difficilmente diventano elementi di comunicazione giornalistica, ma che sono poi l’unico elemento a renderci umani e a ricordarci chi siamo e da dove veniamo, Ed è il momento per reimmaginare anche la fruizione di questi dati e la comunicazione pubblica delle informazioni sia verso i propri cittadini che verso il mondo. Insomma, dalle macerie può nascere una straordinaria sperimentazione per rivedere il significato di Civitas, unendo il valore immenso del locale alla comunicazione globale tenendo il Cives, il cittadino, al centro dell’attenzione.


Daniela Tulone, Ph.D. ha maturato una vasta esperienza internazionale nello sviluppo di soluzioni IT innovative in centri R&D negli Stati Uniti e in Europa (es. MIT, Bell-Labs, Commissione Europea). I suoi attuali interessi si focalizzano sulla sostenibilità delle città e big data, in particolare sulla gestione intelligente dell’acqua e dell’energia.

daniela-tuloneL’innovazione tecnologica indirizzata all’ascolto delle necessità locali e alla valorizzazione del loro patrimonio può ricoprire un ruolo chiave nella ricostruzione dei territori colpiti dal sisma. In particolare, le tecnologie ICT (es. sistemi intelligenti real-time, piattaforme web collaborative, IoT, social media) possono costituire uno strumento efficace non solo nel monitoraggio, controllo e gestione del territorio, anche in fase di ricostruzione, ma nella coesione e nell’integrazione del know-how sviluppato in materia di prevenzione a livello nazionale e internazionale. Spero che le iniziative che si andranno preficonfugurando siano improntate da una prospettiva organica di ampio respiro e siano uno strumento efficace di prevenzione anche per altre aree a rischio.


Giacomo Biraghi è esperto di strategie urbane e fondatore dell’associazione Secolo Urbano (www.secolourbano.com). Ama la sua città e vorrebbe una Milano Città Stato.

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A volte occorre guardare in faccia la realtà ed evitare di cadere nelle trappole mediatiche e modaiole. Dopo i tremendi fatti di agosto 2016 l’idea di rifondare la città di Amatrice seguendo il paradigma delle smart city mi sembra profondamente sbagliata e inopportuna. Ci sono infatti due possibili modelli quando si parla di città di nuova fondazione. Il primo è quello delle cosiddette “green field”, dove in territori connessi ai flussi globali si dedicano nuovi spazi alla creazione di aree urbane sperimentali, dove si testano piloti di nuove tecnologie applicate alle città (ho in mente il caso discutibile di Masdar City presso Abu Dhabi o i tentativi delle cosiddette “eco cities” britanniche). Il secondo è invece quello relativo alla completa ricostruzione di aree oggetto di disastri o episodi che ne hanno reso impossibile il recupero o il restauro (si cita spesso l’ottimo caso di Roombeek in Olanda, dove decine di diversi architetti hanno costruito le nuove case commissionate direttamente dalle famiglie proprietarie degli edifici distrutti dal mega incendio del 2000). Ecco perché occorre parlare di Amatrice come di una città di nuova fondazione, inventando regole e modalità per preservarne la diversità di gusti e aspettative di chi la abita, all’interno di un masterplan complessivo e di qualità, e non come di una smart city che mai potrebbe essere per geografia, storia e prospettive.


Diego Segatto: artista e architetto, attiva e coordina processi di co-design, dal concept alla realizzazione di ambienti visivi, spazi e prassi transdisciplinari. Progetta con lo studio OpenQuadra, il collettivo Ateliersi, l’associazione Re:Habitat, il gruppo artway of thinking, le piattaforme Campus in Camps e Decolonizing Architecture.

diego-segattoLa domanda può suonare come una provocazione (e la risposta polemica), in particolare dopo un disastro. In particolare in un Paese dove le agende, Smart e Digitale, nazionali sono precipitosamente retrocesse nel limbo di complicazioni istituzionali e finanziarie. Quasi un attimo dopo che il modello Smart aveva cominciato a generare anche in Italia coinvolgenti dibatti, manifestazioni fieristiche, eleggere digital champions, promuovere concorsi, designare deleghe a livello locale e ministeriale. Eppure resta, a quanto pare, un paradigma che stimola riflessioni e punti di vista.

Per giorni, dopo il 24 agosto 2016, ho ripensato all’intervista su Radio3 in cui un ingegnere edile, esperto di sicurezza antisismica e testimone delle macerie di Amatrice dove era stato coinvolto in veste di consulente, parlava di “una distruzione di altri tempi, una devastazione antica. Paragonabile, negli effetti, all’immagine del terremoto in Friuli più che a quella dell’Aquila”. E che Norcia ha resistito molto probabilmente grazie agli interventi di messa in sicurezza sostenuti recentemente. Ho pensato nuovamente al senso di prendersi cura e di responsabilità, più che alla smartness. A una forma di intelligenza presente, diluita tra abilità organizzative e costruttive, intraprendenza politica e consapevolezza delle tecnologie disponibili.

La lacuna che emerge tra “l’immagine di una devastazione antica” e un “inevitabile danno”, in un Paese fragile come il nostro, descrive quindi un ritardo colposo. Qui le grandi opere, l’agenda, sono le “piccole” applicazioni di intelligenza, non meno dispendiose nel complesso, per preservare in modo articolato le vite e i tesori dei territori dalla fragilità su cui poggiano e rilanciarne il beneficio comune. Una sensibilità diffusa e radicata in tal direzione avrebbe già ampio consenso e si potrebbe immaginare un’assimilazione della smartness (oggi svuotata di senso politico) senza che il paradigma venisse nemmeno scomodato. Si consideri per esempio quanto alcuni temi della Smart City abbiano già influenzato le amministrazioni e le pratiche di molte città, soprattutto in tema di interventi sulla mobilità e l’accessibilità digitale, oppure di sharing economy.

Un paradigma ampio, che sollecita generazioni, muove investimenti, produce business. Fosse in grado anche di modificare le priorità di intervento, di abilitare l’arcipelago di capacità e competenze progettuali e costruttive di cui non manchiamo, sarebbe redivivo e nuovamente benvenuto tra i propulsori di un desiderato cambiamento su scala nazionale. Come un luogo di osservazione che ci pungola sull’immaginazione del futuro. Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart Amatrice Smart

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